DIFFICOLTÀ DI COPPIA

L’amore

Le relazioni d’amore sono generalmente relazioni in cui, reciprocamente, il partner è qualcuno che ci riconosce, ci apprezza e ci accetta per le persone che sentiamo di essere e che desideriamo essere. È qualcuno con cui sentiamo di poter crescere ed evolvere, partendo dal rispetto di chi siamo, perché sentiamo di essere capiti e appoggiati nel nostro cambiamento personale. Così come nel tempo cambiano i singoli partner, così cambia la coppia, e a volte questo cambiamento porta a delle difficoltà di coppia.

Le difficoltà di coppia

Una coppia è una relazione tra due persone e, in quanto tale, cambia e si evolve nel tempo. La coppia attraversa varie fasi e può trovarsi ad affrontare degli ostacoli o delle difficoltà. A volte riesce a trovare un modo di superarle, altre volte sembra diventare impossibile. Iniziano così i conflitti, le incomprensioni, le recriminazioni, la tristezza, la delusione e la rabbia. C’è la paura di perdersi ma anche la fatica di stare con l’altro, perché è come se non si riuscisse più a trovare un modo per stare bene insieme. Il partner non è più chi ci capisce e ci sostiene ma diventa colui che ci disconferma, ci svaluta, ci critica.

I problemi più comuni nelle coppie

Le difficoltà di coppia spesso hanno a che fare con alcuni temi principali:
 
  • il rapporto con la famiglia di origine
  • l’educazione dei figli
  • la sessualità
  • la gestione dei soldi
  • la divisione delle mansioni domestiche
  • la vita sociale
  • la gestione del tempo libero
  • le relazioni extra-coniugali

Il conflitto

Il problema non è il conflitto in sé ma l’incapacità dei partner di far sì che quel conflitto permetta un’evoluzione propria e della coppia. Cosa lo impedisce? Spesso ciascun partner sente messe in discussione la propria idea di sé e il proprio modo di stare in relazione da parte dell’altro partner: si sente svalutato, criticato, non ascoltato, e di fronte a questo tende a difendersi. Il conflitto è comunque un modo che i partner hanno per continuare a stare in relazione, in mancanza di altre possibilità. Nonostante ci sia un contrasto a livello verbale e di comportamento, in qualche modo i partner collaborano nel portare avanti il conflitto. Il conflitto diventa un modo per non lasciar andare l’altro e la coppia.

I vari vissuti

Sono vari i vissuti che ogni partner può trovarsi a provare, ma tra questi emergono:
 
  • “non ti riconosco più”: un partner non riconosce più l’altro per la persona che pensava che fosse, gli sembra quasi uno sconosciuto. La sensazione che prova è di confusione, perché l’altro gli risulta imprevedibile.
  • “non ti capisco più”, “come ho fatto a trovarmi in questa situazione?”: la sensazione è quella di angoscia nel non riuscire più a capire come stare in relazione con il partner, ci si sente inadeguati, si prova un senso di perdita dell’altro e di parti di sè.
  • “è colpa tua”: la sensazione è che sia il partner la causa del problema che si sta vivendo.
 

Esempi di difficoltà di coppia

Spesso le difficoltà di coppia nascono quando ognuno porta avanti la propria prospettiva, senza provare a comprendere quella dell’altro. La difesa del proprio punto di vista impedisce di comprendere il punto di vista dell’altro e, di conseguenza, fa sì che ogni partner continui a sentirsi non compreso, non ascoltato, non tenuto in considerazioneIn questo modo il conflitto, invece di aiutare a risolvere il problema, lo esaspera: ogni partner cerca il riconoscimento dell’altro attraverso il farlo aderire alle proprie posizioni, impedendosi così di comprendere perché l’altra persona sta scegliendo di comportarsi in modo diverso. 
 
Un esempio è quello dove un partner soffre particolarmente quando si sente escluso e rifiutato, quindi cerca continuamente il confronto e prova a convincere il partner delle proprie ragioni, tirandolo dentro la discussione; l’altro partner, però, dentro le discussioni si sente sopraffatto, fa fatica a pensare e a parlare, perché teme che potrebbe peggiorare la situazione, per cui preferisce ritrarsi. Se entrambi i partner non si danno la possibilità di comprendere i reciproci bisogni, la loro storia e il modo in cui si esprimono, continueranno, senza saperlo, a confermare le paure dell’altro: un partner si sentirà escluso e rifiutato quando l’altro si ritrarrà dal confronto e quest’ultimo si sentirà poco rispettato, si sentirà costretto e vivrà il confronto come un’imposizione. 

Ciò che nessuno dei due riesce a vedere è che entrambi stanno in realtà cercando di mantenere la relazione, senza però considerare che forse ognuno ha un suo modo, diverso da quello dell’altro. Quello che può sembrare disinteresse (il ritrarsi) o accanimento (il cercare il confronto ad ogni costo) è il modo migliore che quel partner ha, in quel momento, per tutelare sé e il rapporto.
 

Come affrontare le difficoltà di coppia

Per provare a superare in modo nuovo le vostre difficoltà di coppia, il primo passo è fare un passo indietro, darvi reciprocamente spazio e provare a comunicare. Perché l’altro sceglie proprio quel modo di stare nel conflitto? Che significato ha per lui? Qual è invece la sua percezione del nostro modo? Perché lo mette in difficoltà? E che significato ha il nostro modo? Da dove nasce? Perché non riusciamo a fare altrimenti?

Se questo vi risulta difficile, la psicoterapia di coppia è uno spazio che permette di darsi tempo per provare a comprendersi e per trovare nuovi modi di stare insiemeComprendere il punto di vista reciproco e da dove nasce, permette spesso di riconoscere che, per entrambi, sotto la rabbia e la delusione, c’è una sofferenza, che viene portata nella relazione in modo diverso. 

Come questa comprensione può modificare il vostro modo di stare insieme? In che modo ognuno di voi può lavorare sulle proprie dimensioni sensibili e fare nuovi tentativi con l’altro? Come può modificare la relazione il fatto che entrambi proviate a leggere i comportamenti dell’altro non solo sulla base del vostro punto di vista ma sulla base della comprensione dell’altro? Cosa potete fare per la coppia, oltre che per voi stessi?

Se anche tu e il tuo partner siete in difficoltà nella vostra relazione e avete desiderio di provare ad affrontare la situazione, contattatemi

LA DEPRESSIONE

Cos’è la depressione

“Che cos’è la depressione? Quella condizione dell’anima che si registra quando il mondo circostante non ci dice più nulla e il mondo immaginifico, quello dei nostri sogni e dei nostri progetti, tace avvolto da un silenzio così cupo e impenetrabile da impedire anche il più timido degli sguardi che osi proiettarsi nel futuro.”  U. Galimberti

Come ci sentiamo: i sintomi della depressione

Alcune persone arrivano in studio dicendo di sentirsi depresse o raccontando vissuti che richiamano i sintomi della depressione.
Tra questi troviamo il sentirsi tristi e vuoti, la mancanza di energie e la “poca voglia”, la fatica ad addormentarsi e/o la tendenza a dormire molto e a fare fatica a svegliarsi. Oltre a questi, la perdita di interesse per ogni cosa, come obiettivi, progetti, relazioni, i sensi di colpa e i rimuginii. Una persona che ho seguito in studio lo ha definito come “sentirsi un sasso immobile, fermo e freddo”.

Perché ci sentiamo depressi

Quando ci si sente depressi è come se si abbassasse il volume del mondo: non si sente più interesse, non si ha più voglia, non si provano più emozioni intense. È come se tutto fosse più piatto, immobile, silenzioso e vuoto. Abbassare il volume permette di sentire meno intensamente il dolore e la sofferenza, ma porta a spegnere e non sentire più neanche il resto.

Perché si abbassa il volume? La depressione potrebbe essere vista come l’unico modo che, in quel momento, permette alla persona di proteggersi da una sofferenza più grande. Ma quale sofferenza?

Una sofferenza profonda

Di solito la persona si trova in una situazione o in un momento di vita che rischia di portarla o che la porta a sentirsi molto lontana dall’idea che ha di sé. La persona arriva a mettere in discussione sé stessa, a non riconoscersi o a non comprendersi più per come pensava di essere. Questa sensazione di angoscia e spaesamento potrebbe essere troppo pesante da sostenere, per cui non sentire quasi nulla diventa più “percorribile” di sentire la sofferenza. Rimanere fermi e immobili, come ci si sente nella depressione, è l’unica via che sembra sensata quando l’alternativa sarebbe non sapere dove andare o chi essere.

Esempi di esperienze di depressione

  • La scoperta del proprio orientamento sessuale

Un esempio potrebbe essere quello di una persona che scopre di avere un orientamento sessuale diverso da quello che pensava di avere. Questa consapevolezza potrebbe portarla a mettere in discussione chi pensava di essere, le relazioni con gli altri, come gli altri potrebbero vederla. Potrebbe sentirsi persa rispetto a cosa dire e come dirlo, a cosa mostrare e cosa no, a cosa aspettarsi ora che le cose per lei sono diverse da prima. La paura e l’angoscia potrebbero essere così grandi che stare fermi e non sentire nulla potrebbe essere l’unica via in quel momento per riuscire in qualche modo ad andare avanti. 

  • Essere lasciati

Un altro esempio potrebbe essere quello di una persona che ha costruito la propria identità come legata a quella di un’altra persona. Essere lasciato, tradito, perdere quella relazione, potrebbe implicare un non sapere più chi si è, come stare con gli altri, come muoversi nella propria vita, per cui di fronte a questo spaesamento totale l’unica scelta possibile potrebbe essere quella di non muoversi e non sentirsi. 

  • “Troppa” libertà

Un ultimo esempio potrebbe essere quello di una persona che per lungo tempo si è mossa all’interno di una strada tracciata dagli altri (ad esempio i genitori o la società). Nel momento in cui, per un cambiamento di vita, si trova di fronte ad una maggiore libertà e possibilità di scelta, potrebbe sentirsi completamente persa. Se sono sempre stati gli altri a definire cosa le piaceva e cosa doveva fare, cosa potrebbe sentire nel momento in cui si crea un vuoto di aspettative? In cui può gestire la propria vita come vuole? Potrebbe trovarsi nel dilemma del non voler più rinunciare a questa libertà, perché nelle strade tracciate dagli altri non si riconosceva, ma allo stesso tempo fare fatica a sapere da dove partire, perché prima di quel momento non si era mai chiesta davvero chi era e cosa voleva. Potrebbe avere paura di sbagliare, di fallire, di deludere, per cui, di fronte a questa possibilità, non avere voglia di fare niente e lasciarsi trascinare dagli eventi potrebbe diventare un modo di non scegliere, per non affrontare ciò che la spaventa e proteggersi.

Come uscire dalla depressione

Quando ci si sente depressi ci si potrebbe chiedere: cosa è successo di diverso in questo momento della mia vita? Cosa vorrebbe dire per me non essere più depresso e ricominciare a muovermi? A cosa andrei incontro? Cosa provo quando immagino questa possibilità? C’è qualcosa che mi spaventa o mi preoccupa?

Nel percorso di psicoterapia ci faremo queste domande, cercheremo di comprendere il significato della depressione e proveremo a trovare insieme nuove lenti con cui leggere sé e il mondo, nella direzione di costruire nuove possibilità di movimento.

 

Se ti riconosci in ciò che hai letto e vuoi provare ad affrontare insieme la depressione, contattami.

INSODDISFAZIONE VERSO SE STESSI

Perchè ci impegniamo tanto ma continuiamo a provare insoddisfazione verso noi stessi? Perchè non riusciamo ad essere contenti dei nostri risultati e tendiamo a svalutarli?

Molto spesso succede quando ci siamo costruiti una serie di aspettative, quando pensiamo che per essere apprezzati e accettati dagli altri dobbiamo raggiungere determinati “standard”. Raggiungere questi “standard” diventa un dovere da cui facciamo fatica a prendere le distanze, nonostante ci faccia sentire di dipendere costantemente dal giudizio e dal confronto con gli altri.

Tutto ciò che raggiungiamo, che realizziamo, che conquistiamo, lo passiamo al setaccio, leggendolo attraverso quello che pensiamo sia lo sguardo degli altri su di noi e attraverso lo sguardo che noi abbiamo sugli altri. La paura è di fallire, di deludere, di non essere all’altezza, ed è così che ci sentiamo. Gli altri sono sempre migliori, più avanti, più capaci e ci giudicano dall’alto.

Facciamo fatica a riconoscerci i nostri meriti da un lato perchè non siamo capaci di vederli, dall’altro perchè darci valore implicherebbe il rischio di vederlo messo in discussione o di non riuscire a mantenere quella aspettativa “raggiunta”. Quando ci proviamo, ci sentiamo degli “impostori”: “cosa avremo fatto di tanto speciale? sicuramente c’è qualcuno che lo sa fare meglio…”

È difficile lasciar andare quelle aspettative, perchè in qualche modo sono diventate parte della nostra identità. Ma forse quelle aspettative possiamo farle più nostre e meno degli altri, e possiamo far sì che rispondano a domande diverse. Invece di chiederci: “sono stato abbastanza capace? Ho fatto le cose come andrebbero fatte? Gli altri sono contenti di me?potremmo provare a chiederci: “sono stato abbastanza felice? Questa esperienza è stata abbastanza utile per me? Mi sono ascoltato abbastanza?”

Se l’insoddisfazione verso te stesso è qualcosa che conosci bene e vorresti provare a cambiare le domande che ti fai, contattami.

MI SENTO DI PESO PER GLI ALTRI

A volte capita di sentirci in difficoltà e di sentire il bisogno di chiedere aiuto, o di desiderare qualcosa e di volerlo chiedere per sé, ma ci ferma la paura di essere di peso.

Sentirsi di peso significa aver paura di preoccupare, appesantire, rattristare, caricare di una responsabilità l’altro. Ciò che ci aspettiamo è che, se mettiamo nella relazione con l’altro il nostro bisogno, l’altro si sentirà costretto a farsi carico di noi, volente o nolente, rinunciando a se stesso. Per questo spesso preferiamo rinunciare a noi e cerchiamo di essere come pensiamo che l’altro ci voglia.

Ci sentiamo più a posto con noi stessi se ce la caviamo da soli e mettiamo davanti gli altri, mentre abbiamo il timore di risultare egoisti e cattivi se mettiamo prima noi stessi. Questo però può portarci ad accumulare rabbia e frustrazione, perché non sentiamo mai spazio per noi e per ciò che desideriamo.

Ma perché non possiamo considerare che l’altro potrebbe non vedere il nostro bisogno come un peso? O che, anche se per lui fosse una preoccupazione, potrebbe aver voglia di essere lì con noi, a darci una mano? O che, se l’altro decidesse di non accogliere il nostro bisogno, anche noi potremmo valutare quanto quella relazione ha valore per noi?

In una relazione non siamo da soli e potrebbe valere la pena di trovare un modo in cui poterci essere entrambi, ognuno a proprio modo. Permettiamo all’altro di esserci, ma permettiamolo anche a noi stessi.

Se hai voglia di parlarne con qualcuno, contattami.

I SINTOMI PSICOLOGICI

La sofferenza psicologica ha molti modi di esprimersi, attraverso vari sintomi: ansia, depressione, problemi con l’alimentazione, pensieri ossessivi, disturbi sessuali…

sintomi sono l’impossibilità per la persona di esprimere il dolore. Sono un modo di comunicare qualcosa che, in quel momento, non può essere comunicato altrimenti.

Spesso ci perdiamo il legame tra il sintomo e le dimensioni personali che non sentiamo riconosciute, di cui abbiamo paura o di cui ci vergogniamo. Ci sembra più facile nascondere tutto in profondità e “cavarcela da soli”, per apparire forti e resistenti, ma quella parte di noi che ha voglia di piangere, di essere compresa, di dire “ascoltami”, continuerà a parlare attraverso i sintomi.

Finchè non ne ricostruiremo il senso, il sintomo ci sembrerà nato dal nulla, qualcosa di esterno a noi che ci è capitato e che ci fa soffrire. Se invece trovassimo uno spazio in cui recuperare il senso di quel sintomo e in cui esprimere le dimensioni di sofferenza che abbiamo cercato di nascondere anche a noi stessi, il sintomo non avrebbe più niente da chiedere con insistenza.

Un sintomo non vuol dire essere “pazzi” ma significa che non ci stiamo ascoltando abbastanza. La sofferenza è una dimensione umana e noi possiamo scegliere se e come prendercene cura. 

La terapia è uno dei modi per prenderci cura di noi, per dare una storia a quel sintomo e per costruire insieme delle narrazioni alternative, dove il protagonista non è il sintomo, ma siamo noi.

Se hai voglia di parlare con qualcuno dei tuoi sintomi e di come ti fanno sentire, contattami.

“DIVENTARE ADULTI”: CHE FATICA

Tra i 20 e i 30 anni inizia a diventare importante il tema del “diventare adulti”: le domande su chi vogliamo essere e diventare diventano sempre di più e a volte soffocanti. 

Ci troviamo incastrati tra il desiderio di rimanere liberi dalle responsabilità e quello di sentirci più stabili e definiti. Continuiamo a sperimentare, sperando che troveremo ciò che più fa per noi, in un percorso che molto spesso ci fa soffrire e dubitare. Sperimentare è però ciò che ci permette di conoscerci di più, di metterci alla prova, di definire ciò che per noi è importante e ciò che non lo è.

Molto spesso questo ci mette anche di fronte al confronto con gli altri. Il richiamo è quello di conformarsi, perchè pensiamo che ci farà sentire finalmente accettati e nel “posto giusto”. Cerchiamo dei modelli a cui aderire ma forse è ciò che più ci allontana dal trovare la nostra possibilità di sentirci nel “posto giusto”.

Diventare adulti ha a che fare con l’accettare che non esiste un’identità stabile e definita ma che le cose cambiano e noi con loro. Ha a che fare con il chiedersi che persone si vuole essere e con l’assumersi la responsabilità di muoversi in quella direzione.

Perchè il “posto giusto” non è quello indicato dagli altri ma quello in cui sentiamo di rispettarci di più.

Se anche tu ti trovi in questa fase e ti senti in difficoltà, contattami.

LA DIPENDENZA AFFETTIVA

La dipendenza affettiva è quando ci troviamo in una relazione che ci fa soffrire ma non riusciamo a toglierci da quel legame. Gli altri ci dicono di andarcene, ma è più forte di noi, non ne siamo in grado. Ma perchè continuiamo a stare con una persona che non ci fa star bene?

Nelle relazioni che intratteniamo con gli altri tendiamo a ricercare qualcosa di conosciuto, qualcosa che ci permetta di avere un’idea di cosa aspettarci dall’altro e da noi stessi. Quando sentiamo di non essere degni di valore e di rispetto e ci aspettiamo che gli altri si relazionino a noi sulla base di questo, tenderemo a cercare relazioni che lo confermino.

Perchè non cerchiamo qualcosa che disconfermi questa idea di noi stessi e degli altri? Perchè ci troveremmo spaesati, è qualcosa a cui non siamo abituati e in cui non sappiamo come muoverci. Se ci siamo sempre sentiti non amabili e ci siamo sempre aspettati dagli altri di essere svalutati, come potremo fidarci di qualcuno che ci fa sentire amabili? Come potremo sapere chi siamo se non ci riconosciamo più nell’unica cosa di cui eravamo sicuri?

Il nostro modo di leggere noi stessi e gli altri si forma nel tempo e attraverso le esperienze relazionali che facciamo. Per poter considerare nuovi modi di guardarci e di guardare gli altri servono altro tempo e nuove esperienze relazionali.

La terapia è un’esperienza relazionale, una possibilità di fare esperienza di sè e dell’altro in modo nuovo, nel rispetto di chi siamo, di chi siamo stati e di cosa desideriamo per noi stessi.

Se vuoi saperne di più sulla dipendenza affettiva o vuoi provare ad affrontarla, contattami.

LE SCELTE

A volte nella vita ci troviamo di fronte a delle scelte e ci troviamo confusi. Quale strada prendere? Quale sarà la scelta migliore? E se sbaglio?

Spesso associamo la possibilità di compiere una scelta al bisogno di avere la totale certezza della strada che decidiamo di prendere: vogliamo essere sicuri che sia quella “giusta. Ma esistono davvero una scelta giusta e una sbagliata? Esiste davvero una scelta per cui tutto andrà bene e una per cui tutto andrà male, in base a quanto ci corrisponde?

Tutte le scelte, soprattutto quelle importanti, implicano un cambiamento e la messa in discussione di un equilibrio. Fare una scelta significa cercare risposta a dei bisogni che prima non venivano soddisfatti ma può portare anche a mettere in discussione il tipo di persone che pensiamo di essere, alcuni legami affettivi o alcune abitudini.

È importante darsi il tempo di rifletterci, per immaginare ogni strada e come ci vediamo noi lungo ciascuna di quelle strade. È importante perchè una volta presa la decisione, sapremo perchè l’abbiamo presa, che senso ha avuto per noi e cosa ci ha portato ad essere dove siamo.

Ogni cambiamento richiede un riadattamento e lasciare qualcosa di conosciuto per qualcosa che ancora non conosciamo raramente è privo di dubbi e difficoltà. Scegliere non equivale alla felicità assoluta e immediata ma ad avvicinarsi a qualcosa che ci corrisponde di più. Diamoci il tempo di prendere le misure mentre le cose cambiano, di trovare un nostro spazio e una nostra forma.

Se ti trovi davanti a una scelta e ti senti in difficoltà, contattami.

LA RABBIA

La rabbia è un’emozione di cui spesso ci vergogniamo, perchè mostra la nostra aggressività e ostilità. A volte ci spaventa, perchè sentiamo che spaventa anche gli altri.

Ma cosa esprime quella rabbia? La rabbia spesso è la voce di una sofferenza che non può essere espressa.

Può essere che per lungo tempo o in determinate occasioni ci siamo sentiti non accolti, non compresi, non rispettati, lasciati soli, e che questo ci abbia fatto sentire fragili e vulnerabili. Ma sentirsi fragili significa spesso sentirsi esposti, significa avere paura che ancora una volta verremo delusi e feriti. Allora, invece che chiedere di essere ascoltati nelle nostre paure, esprimiamo la nostra sofferenza attraverso la rabbia.

La rabbia può essere rivolta agli altri, visti come colpevoli del nostro dolore, o può essere rivolta a noi stessi, visti come non meritevoli di considerazione e amore.

La rabbia ci permette di mantenere una distanza dagli altri, di proteggere ciò che per noi è estremamente delicato. Ma in quella distanza spesso ci sentiamo soli e continuiamo a non trovare risposta al bisogno di sentirci compresi e sostenuti.

E se provassimo noi per primi a prenderci cura di quei bisogni? Se ci permettessimo di dare voce a quella sofferenza invece di continuare a difenderci?

La terapia è uno spazio in cui è possibile portare quella rabbia e, con i propri tempi e modi, lasciar parlare anche il dolore che nasconde. Uno spazio in cui si può iniziare a dare ascolto a quei bisogni e a prendersene cura, insieme.

Se vuoi fare questo percorso con me, contattami

RELAZIONI IN METAFORA

La relazione tra persone è uno spazio in cui ognuno porta se stesso e in cui cerca di realizzare un incontro con l’altro, processo che non sempre risulta semplice. Spesso la relazione con l’altro apre interrogativi su quanto sia possibile e desiderabile aprirsi ed esporsi, su quanto possa essere arricchente o quanto invece pericoloso, su quanto mostrare le parti di sé più delicate possa permettere un vero contatto o lasciarci feriti e inermi. Spesso sorgono domande su quale sia la distanza migliore, su quale possa essere un giusto equilibrio tra vicinanza e lontananza, tra lo spazio che dedico a me e lo spazio che dedico a te.

Le paure più comuni riguardano la possibilità che l’altro veda quelle che riconosciamo come nostre vulnerabilità, debolezze, fragilità e che possa usarle per per giudicarci, per ferirci, per farci sentire inferiori, per usarci. Per questo passiamo gran parte del tempo a trovare dei modi per proteggerci da un Altro che facciamo fatica a capire e con cui a volte non sappiamo come relazionarci. Il conflitto viene dunque spesso vissuto come una battaglia in cui uno cerca di affermarsi sull’altro, per difendere ciò che ha di più delicato e personale.

Ciò a cui facciamo più fatica a lasciare spazio è la possibilità di vedere l’Altro come una persona, che in quanto tale, come noi, porta con sé le nostre stesse paure e vulnerabilità, anche se vissute, espresse e manifestate in modi differenti. Difficilmente, nel nostro tentativo di difenderci, riusciamo a comprendere l’altro, a vedere il mondo partendo dal suo punto di vista e non dal nostro. Ci chiudiamo nel nostro universo per paura che venga intaccato dall’altro, impedendo però così che venga toccato dall’altro. Ci incrociamo, ma difficilmente ci incontriamo.

RELAZIONI
"É come uno scudo che mi salvaguarda da delusioni"
"Quando parlo di vulnerabilità mi viene in mente un granchio senza la sua casetta o una lumaca senza il suo guscio... è mostrare al mondo la tua nudità, sei senza difese"
"Vedevo gli altri come dietro una cupola. Mi sentivo giudicata, inferiore, fuori da quella cupola"
"Spesso con gli altri sono spinoso, non mostro a tutti certi aspetti"
"Il conflitto è come se avvenisse tramite una finestrella che si apre, non c'è una comunicazione reale ma è un incontro medioevale tra due cavalieri, dove uno vince e l'altro è morto, poi ognuno torna nel suo"